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lunedì 17 marzo 2014

PUBBLICITA': Il rogo della strega (Erika Scarano)


Autore: Erika Scarano
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8872613248
ISBN-13: 9788872613245
Pagine: 490
Formato: rilegato

TRAMA:
Carter. Un nome che riecheggia fin dagli albori dei tempi, fin da quando la tranquilla cittadina di Saint Louise non esisteva neppure.
Alison Carter, ultima discendente di una lunga genealogia, torna ...

nell'imponente casa di famiglia, dove ogni cosa prenderà avvio. E se la sua scelta era nata solo nella speranza di ritrovare il fratello dopo anni di lontananza, Alison non può far altro che aggrapparsi a lui, suo unico sostegno, mentre la sua intera vita minaccia di crollarle addosso.
Saranno Lennon, Duncan, Sidney, Brian, Morgan e Cassy ad aiutarla assieme a chi, inspiegabilmente, comprende che il proprio destino è indissolubilmente intrecciato a quello di lei, nella sconvolgente esperienza che le condizionerà per sempre l'esistenza.
Nell'imponente maniero gotico, in quella casa custode di antichi misteri, Alison scoprirà cos'ha in serbo per lei il passato e dalle fiamme sorgerà colei che brama vendetta.


Continuiamo a pubblicizzare i libri di Erika Scarano. Questo romanzo lo potete trovare qui:
https://www.facebook.com/pages/Erika-Scarano-Official/294376047347826


Anteprima del romanzo: ecco un assaggio. Il Prologo de "Il Rogo della Strega", Edizioni Del Grifo novembre 2007. Il Secondo capitolo della Saga de "Il Circolo della Vita".

"Un odore dolciastro e alacre le agguantò i sensi prima che potesse rendersene conto, mentre il calore che sentiva tutt’attorno continuava ad intensificarsi. Sentì una stretta allo stomaco, quando l’odore nauseabondo che appestava l’aria attorno si insinuò fin dentro lei, costringendola a trattenere il respiro. Quando si sentì svenire, prese una grossa boccata d’aria, ma ingoiò, nello stesso momento in cui apriva la bocca, l’odore dolciastro che continuava ad imperversare.

Stava sudando copiosamente e le gocce solleticanti continuavano a correrle lungo il corpo, con fastidio. All’improvviso si sentì avvampare e, d'istinto, aprì gli occhi. Mosse bruscamente la testa da ambo i lati, ma non riuscì a scorgere nulla oltre la fitta coltre di fumo che la circondava.

Provò a respirare, ma i suoi polmoni si riempirono solo di quell’odore dolciastro accompagnato da quello più forte e acre del fumo nero che si innalzava.

Una nuova zaffata di quell’odore nauseante le fece provare un insopportabile capogiro, ma una fiammata, proveniente da sotto di lei, si innalzò, facendola spaventare e rinvenire allo stesso tempo Guardò in basso, ai suoi piedi, e con una smorfia d’orrore capì cos’era quell’incredibile caldo che sentiva.

Le fiamme danzavano ai suoi piedi, mentre il vento soffiava via il fumo e innalzava il fuoco.

Terrorizzata, cercò di divincolarsi, ma non riuscì a muoversi. I polsi e le caviglie erano irrimediabilmente bloccati al palo contro cui era stata legata e ogni suo movimento non faceva che graffiarle la schiena con le schegge del legno e farle sanguinare le giunture dolenti.

Ancora una volta provò a muoversi, ansimando impaurita, ma ancora una volta rimase lì, costretta al supplizio.

Il fumo denso e scuro venne per un momento spazzato via, mentre le fiamme si alzavano e le lambivano le carni accaldate. Nel breve attimo in cui il fumo si era dissipato riuscì a scorgere una serie di volti sconosciuti. Ognuno degli spettatori indossava vestiti grezzi, simili alla iuta, e la guardava attonito. Perché nessuno l’aiutava? Perché nessuno le prestava soccorso?

Poi, in un lampo di lucidità, riconobbe uno di quei volti. Era un uomo di mezz’età dai capelli ancora scuri, sfumati tuttavia da alcune ciocche bianche che si intravedevano sotto il tipico cappello della sua divisa. L’abate Moresby, pensò e una parte di lei si sorprese nel riconoscere quel volto. Stupido, stupido di un prete!, ruggì con rabbia nella propria mente.

Osservò l’uomo accanto a lui e lo riconobbe. Gli lanciò un’occhiata furente e quello si ritrasse, come temendo che la potenza del suo sguardo potesse fargli concretamente del male. Si compiacque dello spavento provocato in quell’uomo e portò il suo sguardo sulla folla.

Li vedeva, adesso, e li riconosceva. Sapeva chi erano, uno ad uno. Ognuno di loro, almeno una volta nella loro vita, aveva bussato alla sua porta, chiedendole aiuto senza però abbandonare quello sguardo di spavento che costantemente avevano quando si trovavano al suo cospetto.

Tra i volti della folla vide una donna. Il volto duro rigato dalle lacrime, mentre stringeva convulsamente i pugni e si faceva strada nella calca.

Chêne…, mormorò.

La giovane donna si avvicinò agguerrita e giunse proprio sotto di lei. Una nuova nuvola di fumo le annebbiò la vista, ma cercò di chiamare a raccolta i sensi e si protese per osservare la scena.

La donna si parò di fronte all’abate e, con i pugni ancora serrati, urlò qualcosa che tuttavia lei non riuscì a sentire. Il religioso impallidì visibilmente e, nonostante sentisse il fuoco ardere sotto di lei e lambire il palmo dei piedi, sorrise nel constatare la consueta forza d’animo della donna.

Questa sbraitò ancora, poi afferrò l’abate per il collo della sua tunica e lo scrollò con forza. Un paio di guardie si interposero tra la donna e il religioso che si nascose dietro i due giovani corpi che avevano preso le sue difese.

La donna urlò ancora, poi si volse verso lei. Sussurrò qualcosa e lei le sorrise, poi il suo volto addolcito da quel momento si contrasse in uno spasmo di dolore mentre il fuoco si innalzava e bramava ardentemente il suo corpo.

Una lacrima brillò sul volto della donna che deglutì in silenzio.

Lei cercò di riprendere fiato mentre il suo corpo, indebolito dalle sostanze che le avevano fatto ingerire forzatamente, si abbandonava al supplizio, senza più capacità di reagire. Sorrise e la donna di fronte a lei annuì, comprendendo quel che voleva dirle.

Il caldo si fece insopportabile, ma cercò di non abbandonarsi al dolore e alla lucidità che continuava a vacillare. Voleva essere cosciente, fino all’ultimo momento.

Una fiamma si innalzò dai suoi piedi, l’avvolse, bruciandole la pelle e spargendo nell’aria quell’odore dolciastro e nauseando che aveva avvertito fin dall’inizio.

Fissò l’abate, in quell’ultimo, insopportabile, frangente di dolore che significava la fine, e poi la donna che non aveva smesso per un momento di osservarla, e gridò: “Tornerò! Lo giuro!”

Una vampata l’avvolse e il dolore la sopraffece. Urlò e urlò senza sentire il dolore alle corde vocali.

Urlò ancora e il fuoco della pira funeraria si insinuò nel suo corpo. Vi fu un’esplosione fugace mentre le fiamme innalzavano le sue grida fino a spegnerle in un ultimo urlo sordo prima della morte, per poi lasciare il corpo inerme al fuoco affinché divenisse cenere, mentre la donna continuava a fissare le orbite vuote.


1 commento:

  1. Molto, molto promettente. La caccia alle streghe è un argomento che mi ha sempre attirato molto, e questo passo che hai pubblicato è davvero interessante. Penso che inserirò il titolo in lista...

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